I 12 prodigi più famosi
I Miracoli di Sant’Antonio
Sant’Antonio di Padova è da secoli uno dei santi più amati e invocati della cristianità, tanto da essere conosciuto in tutto il mondo come il “Santo dei Miracoli”.
In questa pagina raccogliamo dodici fra i più celebri prodigi attribuiti a Sant’Antonio di Padova. Ogni miracolo è una piccola finestra sulla sua vita itinerante di predicatore, dal Portogallo alla Francia, da Rimini a Padova, e mostra come la parola di Dio, attraverso di lui, fosse capace di trasformare uomini, animali e perfino gli elementi della natura.
La Visione del Bambino Gesù
Uno dei miracoli più intimi e iconografici di Sant’Antonio, che ha ispirato secoli di arte sacra.
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Mentre Antonio pregava da solo nella camera che gli era stata messa a disposizione, il padrone di casa che lo aveva ospitato, occhieggiando di nascosto attraverso una finestra, vide comparire tra le braccia del beato Antonio un bimbo bellissimo e gioioso. Il Santo lo abbracciava e baciava, contemplandone il viso con lena incessante.
Quel cittadino, stupefatto ed estasiato per la bellezza del bambino, andava chiedendosi tra sé da dove fosse venuto un pargolo così leggiadro. Quel bimbo era il Signore Gesù in persona, che rivelò ad Antonio come l’ospite stesse osservando la scena.
Dopo una lunga preghiera, scomparsa la visione, il Santo chiamò l’uomo e gli proibì di manifestare a chiunque, finché fosse in vita, ciò che aveva veduto. Da questo episodio nasce la celebre iconografia di Sant’Antonio con il Bambino Gesù in braccio.
La Predica ai Pesci
Quando gli uomini chiudono il cuore, persino le creature del mare si fanno discepole.
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Antonio si era recato a diffondere la parola di Dio in un villaggio, quando alcuni eretici tentarono di dissuadere i fedeli accorsi per ascoltarlo. Il Santo, allora, si portò sulla riva del fiume che scorreva a breve distanza e disse, in modo che tutti udissero: «Dal momento che voi dimostrate di essere indegni della parola di Dio, ecco, mi rivolgo ai pesci, per confondere la vostra incredulità».
E incominciò a predicare ai pesci la grandezza e la magnificenza di Dio. Mano a mano che Antonio parlava, sempre più pesci accorrevano verso la riva per ascoltarlo, elevando sopra la superficie dell’acqua la parte superiore del corpo, guardandolo attentamente, aprendo la bocca e chinando il capo in segno di riverenza.
Gli abitanti del villaggio accorsero per vedere il prodigio, e con essi anche gli eretici, che si inginocchiarono ascoltando le parole di Antonio. Una volta ottenuta la loro conversione, il Santo benedisse i pesci e li lasciò andare.
Il Miracolo della Mula
A Rimini, una mula affamata diventa testimone della reale presenza di Cristo nell’Eucaristia.
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A Rimini Antonio cercava di convertire un eretico e la disputa si era incentrata sul sacramento dell’Eucaristia, ossia sulla reale presenza di Gesù. L’eretico, di nome Bonvillo, lanciò la sfida ad Antonio: «Se tu, Antonio, riuscirai a provare con un miracolo che nella Comunione dei credenti c’è il vero corpo di Cristo, io abiurerò ogni eresia e mi sottometterò senza indugio alla fede cattolica».
Antonio accettò la sfida, convinto di ottenere dal Signore ogni cosa per la conversione dell’eretico. Bonvillo aggiunse: «Terrò chiusa la mia giumenta per tre giorni, privandola del cibo. Trascorsi i tre giorni, la condurrò in piazza alla presenza del popolo e le mostrerò la biada pronta. Tu intanto le starai di fronte con quello che affermi essere il corpo di Cristo. Se l’animale, pur affamato, rifiuterà la biada e adorerà il tuo Dio, io crederò sinceramente alla fede della Chiesa».
Antonio pregò e digiunò per tutti e tre i giorni. Nel giorno stabilito celebrò la Messa davanti alla folla e poi, con somma riverenza, portò il corpo del Signore davanti alla giumenta affamata. Contemporaneamente Bonvillo le mostrava la biada.
Antonio impose il silenzio e comandò all’animale: «In virtù e in nome del Creatore, che io, per quanto ne sia indegno, tengo tra le mani, ti dico, o animale, e ti ordino di avvicinarti prontamente con umiltà e di prestargli la dovuta venerazione, affinché i malvagi eretici apprendano chiaramente che ogni creatura è soggetta al suo Creatore».
La giumenta rifiutò il foraggio e, chinando la testa, si accostò genuflettendosi davanti al sacramento del corpo di Cristo in segno di adorazione. Vedendo l’accaduto, tutti i presenti — compresi gli eretici e Bonvillo — si inginocchiarono adoranti.
Il Piede Riattaccato
Un gesto di pentimento estremo e la misericordia infinita del Santo.
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Mentre confessava, Antonio ricevette un ragazzo che, per un colpo d’ira, aveva preso a calci la madre. Il Santo commentò che, per un’azione così grave, avrebbe meritato di vedersi amputare un piede; tuttavia, vedendolo sinceramente pentito, lo assolse dai suoi peccati.
Tornato a casa, il giovane prese alla lettera quelle parole: afferrò un’ascia e si tagliò il piede, emettendo un grido lacerante. La madre, accorsa, vide la scena e si recò da Antonio accusandolo dell’accaduto.
Antonio si recò allora nella casa del ragazzo e, con un gesto miracoloso, riattaccò il piede alla gamba senza che restasse alcuna cicatrice.
Il Neonato che Parla
A Ferrara, un bambino appena nato difende l’onore della madre ingiustamente accusata.
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A Ferrara viveva un cavaliere estremamente geloso della moglie, donna di innata grazia e dolcezza. Quando ella rimase incinta, l’uomo la accusò ingiustamente di adulterio. Una volta nato il bambino, che aveva la carnagione abbastanza scura, il marito si persuase ancora di più di essere stato tradito.
Il giorno del battesimo, mentre il corteo si recava in chiesa con il padre, i parenti e gli amici, Antonio passò di lì. Conoscendo le accuse del cavaliere, impose il nome di Gesù al bimbo e gli chiese: «Chi è tuo padre?».
Il bambino, nato da poco, puntò il dito verso il cavaliere e, con voce chiara, disse: «Questo è mio padre!». La meraviglia dei presenti fu grande, e soprattutto quella del cavaliere, che ritirò ogni accusa contro la moglie e visse con lei felicemente per il resto dei suoi giorni.
Questo episodio, il celebre “Miracolo del neonato”, è stato immortalato anche da Tiziano in un affresco del 1511, conservato nella Scuola del Santo a Padova.
Il Cuore dell’Avaro
A Firenze, un funerale solenne si trasforma in una severa lezione sulla cupidigia.
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Mentre frate Antonio predicava a Firenze, morì un uomo molto ricco che non aveva voluto ascoltare le esortazioni del Santo. I parenti del defunto vollero che i funerali fossero splendidi e invitarono Antonio a tenere l’elogio funebre.
Grande fu la loro indignazione quando udirono il santo frate commentare le parole del Vangelo — «Dov’è il tuo tesoro, ivi è il tuo cuore» (Mt 6,21) — dicendo che il morto era stato un avaro e un usuraio.
Per rispondere all’ira dei parenti e degli amici, il Santo disse: «Andate a vedere nel suo scrigno e vi troverete il cuore». Essi andarono e, con grande stupore, lo trovarono palpitante in mezzo al denaro e ai gioielli.
Chiamarono pure un chirurgo perché aprisse il petto al cadavere: l’operazione conferò il prodigio, perché il corpo fu trovato senza cuore. Dinanzi a tale miracolo molti avari e usurai si convertirono e cercarono di riparare al male compiuto.
Non cercare le ricchezze — ammoniva il Santo — perché rendono l’uomo schiavo e lo mettono in pericolo di dannarsi: cerca piuttosto la virtù, la sola accetta a Dio. La cittadinanza lodò con entusiasmo il Signore e il suo Santo; il morto non fu deposto nel mausoleo preparatogli, ma trascinato come un asino sul terrapieno e sepolto.
Il Bambino Caduto nella Caldaia
La fede di una madre e la protezione miracolosa del Santo di Padova.
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Per correre ad ascoltare la predicazione di Sant’Antonio, una madre uscì di casa in tutta fretta, lasciando il figlioletto solo e incustodito. Quando la videro tornare dalla predica, i vicini le chiesero: «Dov’è tuo figlio?».
La donna si strappò i capelli e si graffiò il viso in preda al terrore: solo in quel momento ricordò di aver dimenticato il piccolo nella caldaia dell’acqua bollente.
Una piccola folla la seguì nella sua disperata corsa verso casa, e lo stupore di tutti fu grande quando scoprirono che il bambino stava giocando con l’acqua bollente, ma era del tutto illeso.
Il Peccatore Pentito
Quando la confessione è sincera, i peccati spariscono.
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Un giorno si presentò ad Antonio un grande peccatore, deciso a cambiare vita e a riparare a tutti i mali commessi. S’inginocchiò ai suoi piedi per confessarsi, ma era tale la sua commozione da non riuscire ad aprire bocca, mentre lacrime di pentimento gli bagnavano il volto.
Il santo frate lo consigliò di ritirarsi e di scrivere su un foglio i suoi peccati. L’uomo obbedì e tornò con una lunga lista. Antonio la lesse a voce alta, poi riconsegnò il foglio al penitente, che se ne stava ancora in ginocchio.
Quale fu la meraviglia del peccatore pentito quando vide il foglio perfettamente pulito! I peccati erano spariti dall’anima del penitente e, allo stesso modo, dalla carta.
Hai un’intenzione nel cuore?
Hai un’intenzione nel cuore?
La Lingua Incorrotta
Trentadue anni dopo la morte, il corpo del Santo rivela un prodigio destinato a durare nei secoli.
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L’8 aprile 1263 i frati, alla testa dei quali c’era San Bonaventura da Bagnoregio, Generale dell’Ordine francescano, riportarono alla luce la cassa contenente le spoglie mortali di frate Antonio, morto trentadue anni prima, il 13 giugno 1231.
L’intenzione era di spostare le spoglie del Santo dalla chiesetta di Santa Mater Domini, dove era stato sepolto quattro giorni dopo la morte, alla vicina Basilica giunta al termine della seconda fase di costruzione.
Quando la cassa fu aperta, tra polvere e cenere e ciò che restava del corpo di Antonio, i frati trovarono la lingua (la parte del corpo che si decompone per prima) ancora intatta, rosea e compatta come quella di un uomo vivo, assieme al mento. Si gridò al miracolo: è da allora che la lingua incorrotta di Sant’Antonio è una delle reliquie più venerate della Basilica del Santo a Padova.
Il Giovane Resuscitato
Per scagionare il padre, Antonio richiama dal regno dei morti la voce della verità.
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Mentre Antonio si trovava a Padova, nella città di Lisbona un giovane uccise di notte un suo nemico e lo seppellì nel giardino del padre di Antonio. Trovato il cadavere, fu accusato il padrone del giardino. Costui cercò di dimostrare la propria innocenza, ma non vi riuscì.
Saputo l’accaduto, il Santo andò a Lisbona e si presentò al giudice dichiarando l’innocenza del genitore, ma non venne creduto. Allora Antonio fece portare in tribunale il cadavere dell’ucciso e, tra lo spavento dei presenti, lo richiamò in vita e gli domandò: «È stato mio padre a ucciderti?».
Il risuscitato, mettendosi a sedere sul lettino, rispose: «No, non è stato tuo padre». Poi ricadde supino, tornando cadavere. Il giudice, convinto dell’innocenza dell’uomo, lo lasciò finalmente andare.
Il Dono della Bilocazione
A Montpellier, Antonio è contemporaneamente sul pulpito e nel coro del suo convento.
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Antonio teneva a Montpellier, in Francia, un corso di predicazione. Durante il discorso nella chiesa cattedrale si ricordò che quel giorno toccava a lui cantare l’Alleluia durante la Messa conventuale che si celebrava nel suo convento, e non aveva incaricato nessuno di sostituirlo.
Sospese allora il discorso, si tirò il cappuccio sul capo e rimase immobile per alcuni minuti. Meraviglia: nello stesso istante i frati lo videro nel coro della loro chiesa e lo udirono cantare l’Alleluia.
Al termine del canto, i fedeli della cattedrale di Montpellier lo videro scuotersi come dal sonno e riprendere la predica. In questo modo Dio dimostrò quanto fossero a Lui gradite le fatiche del suo servo fedele.
Il Demonio Burlato
A Limoges, una folla in preghiera resta asciutta sotto un acquazzone improvviso.
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Un giorno, nella città di Limoges, in Francia, il Santo teneva un discorso all’aperto, perché nessuna chiesa poteva contenere il grande numero di ascoltatori accorsi. All’improvviso il cielo si coprì di dense nubi che minacciavano di scaricare un grande acquazzone.
Alcuni ascoltatori, impauriti, cominciarono ad andarsene, ma frate Antonio li richiamò assicurando loro che non sarebbero stati toccati dalla pioggia. Infatti la pioggia cominciò a cadere a dirotto tutto intorno, lasciando perfettamente asciutto il terreno occupato dalla folla.
Terminata la predica, tutti lodarono il Signore per il prodigio compiuto e si raccomandarono alle preghiere del santo frate, così potente contro le insidie del demonio.
Perché i miracoli di Sant’Antonio parlano ancora oggi
I miracoli di Sant’Antonio di Padova non sono semplici episodi del passato: sono parabole vive, capaci di rivolgersi all’uomo di ogni epoca. Dietro la predica ai pesci c’è l’invito ad ascoltare la voce di Dio anche quando il mondo le chiude le orecchie; dietro il cuore dell’avaro c’è il monito a non lasciarci possedere dai nostri beni; dietro il neonato che parla c’è la difesa dell’innocenza e della verità.
È per questa attualità che Antonio continua a essere invocato come Santo dei Miracoli, protettore degli oggetti smarriti, dei poveri, dei bambini, delle cause impossibili. Ogni 13 giugno, giorno della sua festa, milioni di fedeli da tutto il mondo si rivolgono a lui con fiducia, certi che la sua intercessione continui a operare prodigi nella vita di chi crede.
